Il governo del binario morto

Conte chiede e ottiene il rinvio dei bandi gara per la Tav. La società inviterà in ogni caso le imprese a presentare le candidature per non perdere i 300 milioni dall'Europa. Il governo si salva, Conte resta premier, Di Maio è ancora capo dei Cinque Stelle, Salvini continua a dire che "farà di tutto per realizzarla". Ma tutti perdono la faccia
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I bandi di gara della Tav saranno rinviati e così pure la crisi di governo, mentre quella politica resta. Il copione è stato rispettato, il governo del penultimatum continua a vivere sospeso in aria, il binario se non è morto è in coma. Epilogo previsto e avanti con un altro ciak di questo film surreale.

Il premier Giuseppe Conte ha dato la comunicazione ufficiale via Facebook (stendiamo un velo pietoso sulla forma istituzionale e il mezzo scelto) e confermato quello che era chiaro se si andava al di là delle roboanti frasi di queste ore: 

Oggi è stata una mattinata di intenso lavoro che ha prodotto i suoi frutti. Ho inviato una lettera alla Telt, società incaricata della realizzazione della Torino – Lione, invitandola ad astenersi, con effetti immediati, da qualsiasi ulteriore attività che possa produrre ulteriori vincoli giuridici ed economici per lo Stato italiano con riguardo ai bandi di gara. Ho chiarito che questo Governo e le forze politiche che lo sostengono si sono impegnati a “ridiscutere integralmente” questo progetto e che abbiamo intenzione di interloquire con la Francia e con l’Unione europea alla luce delle più recenti analisi costi-benefici da noi acquisite. Ovviamente non vogliamo che nel frattempo si perdano i finanziamenti europei già stanziati.

La società Telt mi ha appena risposto confermandomi che i capitolati di gara non partiranno senza l’avallo del mio Governo e del Governo francese e che, al momento, si limiteranno esclusivamente a svolgere mere attività preliminari, senza alcun impegno per il nostro Stato. Abbiamo promesso di tutelare esclusivamente gli interessi degli italiani.

Qui di seguito trovate le due lettere. Lavoriamo in piena trasparenza perché non ci lasciamo condizionare dalle pressioni opache di gruppi di potere o comitati di affari. Fino a quando questo Governo sarà in carica, per quanto mi riguarda, sarà così. Sempre.

Un dettaglio interessante: quando Conte scrive “non ci lasciamo condizionare dalle pressioni opache di gruppi di potere o comitati di affari”, si riferisce a qualche fatto concreto? Perché in caso affermativo allora è suo dovere andare a denunciarlo in procura. Se invece non ha un fatto specifico da riferire, quella del premier è propaganda. Legittima, ma davvero di basso livello. 

La lettera è il classico escamotage per rinviare ed evitare contraccolpi finanziari immediati. Da un lato dunque si invita a sospendere la comunicazione “dei capitolati di gara” e dall’altra si chiede di “non pregiudicare gli stanziamenti finanziari posti a disposizione dall’Unione europea”. Non si torna indietro, ma non si sta in realtà neppure del tutto fermi perché a sua volta la società deve tutelarsi. E si capisce benissimo dal contenuto e dal tenore della lettera di risposta: 

La società ricorda il limite temporale del mese di marzo, per non essere accusata di “inerzia decisionale” e nella “responsabilità civile e amministrativa” derivante dalla perdita dei finanziamenti europei (300 milioni), “invita le imprese a presentare candidature”, mentre i capitolati vengono posticipati e subordinati a un accordo tra il governo francese e quello italiano. Viene inserita anche una clausola che solleva la società e i governi da oneri nel caso non si dia seguita alla procedura. Sarà interessante vedere le mosse di Parigi nei prossimi giorni. 

Questo magheggio di carte sul piano politico ha conseguenze immediate. Vediamole.

  • Di Maio evita di finire alla griglia, salva se stesso, il partito e per qualche settimana anche il governo. Tutta questa storia si trasformerà nelle prossime ore in un tripudio di propaganda online;
  • Salvini potrà continuare a dire di voler “fare di tutto per realizzarla”, ma in questa partita lui comunque non ne esce affatto bene, perché la Tav è in ogni caso finita nel limbo e Salvini per riportarla in luce ha solo due strade: o convince i pentastellati a dare il via libera al progetto, oppure rompe l’alleanza di governo. Presto il leader della Lega dovrà spiegare al Nord perché la Lega è priva di una politica economica e industriale, basterà attendere con pazienza sulla riva del fiume i dati sulla produzione;
  • Conte salva il suo posto a Palazzo Chigi e assume la posizione del paladino che combatte contro le forze oscure del capitalismo. Vaste programme.

Tutti si salvano, tutti prendono tempo, tutti rinviano il problema di doversi guardare in viso, ma tutti perdono la faccia perché agli ingenui questo epilogo può essere venduto come un colpo di genio politico, ma chi sa leggere e scrivere capisce benissimo che siamo sempre al penultimatum, che questo è un colossale pasticcio. 

Salvini continua a navigare come quello che ha più tempo e carburante elettorale, ma è al limite e da oggi è meno credibile; il Movimento Cinque Stelle potrà agitare la gazzosa della sua visione anti-industria, tirare fuori l’arco e le frecce di Robin Hood; l’opposizione potrà denunciare il casino totale nel governo e il presidente della Regione Piemonte Chiamparino potrà inviare la lettera a Palazzo Chigi per chiedere il referendum popolare, una soluzione che paradossalmente darebbe a tutte le parti in commedia la scusa per uscire dai guai e lasciare la parola a quel popolo di cui non riescono ad esercitare la delega avuta un anno con il voto.

Sul sistema economico italiano questa storia avrà un effetto devastante,  prima di puntare i suoi soldi su un paese che non dà nessuna certezza del diritto, a cominciare proprio dal suo governo, le imprese ci penseranno tanto a lungo da rinunciarvi. Il mondo è grande, l’Italia sta dimostrando di essere piccina. 

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